FACOLTA’. MENTALI? NO, SOLO UNIVERSITARIE.

Oggi ho finito il corso all’università (il corso termina domani, ma senza di me, ho un’assemblea condominiale le cui decisioni sono vitali per le mie finanze). Per ovvi motivi non dico di quale corso trattasi: l’apologia dell’inutilità per quanto mi riguarda, per quello che piace leggere a me il pensiero umano poteva terminare con Platone. Allora perché sto conseguendo (pecchiamo in ottimismo: mi mancano cinque esami) un’intera laurea, seppur triennale? Forse perché ho pensato che era quello che avrei sempre voluto fare, mentre invece ho scelto altro segnando per sempre il mio destino? Così forse è esagerata, diciamo che per una volta volevo provare a studiare qualcosa che mi piace, almeno per i primi due secoli di pensiero filosofico. Diciamo che per il diritto non sono molto portata visto che non mi ricordo neanche che maggioranza serve per la delibera dell’assemblea condominiale di domani…

Un mio amico mi ha segnalato questo programma radio Così parlò Zap Mangusta. Carino assai.

http://itunes.apple.com/it/podcast/id366784550</SP…< a>

 

IL GIUOCO (HO SEMPRE SOGNATO DI SCRIVERLO COSI’) DELLE CARTE

Il primo post. Certo, tecnicamente non è il primo, ma concettualmente sì. Che dire?

Oggi ho letto che imparare a giocare a bridge è un investimento per il futuro perché un giocatore di bridge non correrà mai il pericolo di annoiarsi. Vero, ma non posso girare per il mondo con al seguito i miei compagnucci di bridge, mica me li posso portare a casa la sera o trascorrerci tutte le vacanze. Chissà se i miei gatti riuscirebbero a imparare? Alla velocità a cui stiamo apprendendo noi forse ci arrivano.

BLOG Sì BLOG NO

Non è una cosa su cui pensare molto, si prova. Se poi non lo si usa, si chiude e via.

Dovrebbe scrivere chi lo sa fare? Se sapessi scrivere bene farei la scrittrice. E se non ho niente di interessante da dire? Finché non provo non lo saprò mai. Non è sufficiente tenere un diario? Sì, ma lasciare i propri pensieri in uno spazio virtualmente pubblico credo faccia un effetto diverso. Magari arriva qualcuno e le legge, partecipa o dissente. Non è meglio condividere le proprie riflessioni con amici e parenti? Almeno così forse li tedio un po’ meno! E poi sapere che nessuno legge o almeno nessuno che si conosce leggerà mai, forse rende più liberi. Ma se non dico a nessuno che conosco che l’ho aperto nessuno mi leggerà mai. Pazienza, e chi lo sa, forse qualcuno per caso prima o poi passerà.

Non ho trovato controindicazioni. Proviamo.